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venerdì 8 giugno 2012

DOCUMENTO FINALE UFFICIO DI PRESIDENZA PDL

Documento finale dell’Ufficio di Presidenza del Popolo del Libertà, riunito a Roma l’8 giugno 2012

a. Il Popolo della Libertà è consapevole della necessità di riaffermare con forza il ruolo centrale del partito che, orgoglioso della propria identità e della propria storia, vuole affrontare unito e compatto questa impegnativa fase politica.

b. Il Popolo della Libertà prende atto di una circostanza ormai evidente e incontestabile: nonostante l’atto di responsabilità e di generosità di Silvio Berlusconi e del Pdl di rendere possibile una stagione di Governo tecnico sorretto da una vasta maggioranza parlamentare, il quadro economico resta di assoluta gravità, con un pesante accentuarsi della sofferenza delle famiglie e delle imprese italiane rispetto a una pressione fiscale ormai insostenibile.
c. Il Popolo della Libertà denuncia il fatto che la prima radice dei problemi è legata a cause internazionali, a suo tempo indicate proprio da Silvio Berlusconi e dal Pdl. Questa Europa senza partecipazione dei cittadini non funziona. E non funziona un’egemonia tedesca tutta centrata su un miope rigorismo. E’ dunque necessario che il Governo italiano sia motore di una svolta:
-per attribuire alla Bce il ruolo di prestatrice di ultima istanza, sul modello della Fed statunitense;
-per ridiscutere il Fiscal compact, rispetto al quale nulla può essere dato per scontato;
-per introdurre project bond ed eurobond;

d. Il Pdl è consapevole del fatto che esistono anche specifiche cause interne dei problemi italiani, legate al trinomio “tasse alte, spesa alta, debito alto”. A partire da queste urgenze, il Popolo della Libertà presenterà nei prossimi giorni una prima serie di proposte di effetto immediato, su cui sarà necessario un confronto e una decisione con il Governo e le forze parlamentari, per aprire finalmente la fase della crescita e della riduzione delle spese e del carico fiscale. Il Pdl è stato e sarà leale a quanto previsto dal programma di governo, ma non voterà interventi su altre materie, che ritenesse contrarie agli interessi dell’Italia e degli italiani.

e. Il Popolo della Libertà, dopo l’esperienza di governo del Presidente Berlusconi, è sempre più consapevole che l’architettura costituzionale richiede urgenti modifiche per dotare il Presidente del Consiglio dei poteri che hanno i capi di governo di tutte le democrazie occidentali. Per questo è indispensabile una grande riforma presidenzialista, ovviamente collegata al cambiamento della legge elettorale, per costruire le condizioni per una vera e propria Terza Repubblica, nella quale i cittadini siano davvero in condizione di scegliere il Presidente della Repubblica ed i parlamentari, e le istituzioni siano davvero in condizioni di assumere decisioni efficaci con tempestività. La proposta del Pdl è ragionevole e praticabile, a disposizione del Parlamento e di tutte le forze politiche responsabili. Sarebbe grave sciupare un’occasione irripetibile di ammodernamento delle istituzioni e di accoglimento della richiesta di novità che sale dal Paese.

f. Il Pdl ribadisce l’esigenza che l’alleanza degli innovatori, alternativi alla sinistra, si realizzi su contenuti concreti e non su formule astratte. Il Pdl si impegna altresì a proporre, nei prossimi giorni, ulteriori proposte, in primo luogo economiche che saranno a disposizione delle forze politiche e sociali per un doveroso confronto, e soprattutto dei cittadini, in vista delle elezioni del 2013. Sarà infatti importante, al di là di ciò che sarà possibile realizzare subito, che il programma elettorale scaturisca anche da consultazioni fisiche e online dei cittadini per definire le priorità, attraverso vere e proprie ”primarie di programma”.

g. Il Popolo della Libertà all’esito del dibattito odierno indice per l’autunno elezioni primarie aperte a tutti i cittadini per l’elezione popolare diretta del candidato del Pdl alla guida del governo e si dichiara disponibile, ove si determinassero le condizioni per un’ampia alleanza di tutte le forze politiche di centro destra, a partecipare a primarie aperte a tutta la coalizione per l’individuazione del candidato Premier della coalizione stessa.

mercoledì 16 marzo 2011

150° anniversario Unità d'Italia: messaggio del Presidente del Consiglio

"Senza la memoria del nostro passato, della nostra storia, della nostra cultura, senza la memoria delle vicende storiche che hanno portato all'unità d'Italia, saremmo tutti più deboli, poveri e soli di fronte al futuro.

Quest'anno celebriamo i 150 anni della conquista dell'unità nazionale. Ma l'unità d'Italia non ha 150 anni, è una storia millenaria, frutto di una civiltà e di una tradizione senza paragoni, che in gran parte affonda le proprie radici nella storia della civiltà cristiana.
Siamo nazione, popolo, comunità culturale e spirituale italiana prima ancora della conquista dell'unità dello Stato italiano.

La nostra storia è unica perché da un lato, dall'antica Roma, dal cristianesimo, fino al Rinascimento e all'umanesimo, la nostra storia è una storia dai significati e dagli influssi universali, e dall'altro lato, la caratteristica del nostro Paese è di avere storie diverse, tradizioni diversificate e multiformi.

Sono appunto queste storie diverse, questa pluralità e questa ricchezza incredibile di storie, che hanno prodotto il patrimonio culturale e artistico per cui siamo ammirati nel mondo, e che hanno reso grande l'Italia. Perciò nel programma delle celebrazioni abbiamo previsto delle iniziative che consentiranno di dare valore anche alle differenze e far sì che ogni frammento dell'universo italiano trovi il modo di valorizzare se stesso.Tutto questo però nel più rigoroso rispetto dell'unità dello Stato nazionale, nella consapevolezza che questa unità è il frutto più alto di queste diversità.

Il valore della memoria con la celebrazione del 150° anniversario della nostra unità nazionale è oggi una condizione essenziale per consolidare la nostra democrazia, per rafforzare la coesione nazionale e per affrontare le sfide che riguardano il nostro domani.

Abbiamo le qualità e le risorse che ci fanno guardare con fiducia al futuro. Siamo legati da indissolubili vincoli di storia, di tradizioni e di lingua. Siamo accomunati dai valori della democrazia e della libertà. Siamo fieri di essere stati la culla della civiltà occidentale e della sua cultura. Per tutto questo siamo orgogliosi di essere italiani ed abbiamo deciso di proclamare Festa nazionale il 17 marzo del 2011, in concomitanza con il 150° anniversario dell'unità d'Italia".

martedì 23 giugno 2009

SE IL PD PERDE PERFINO A SASSUOLO di Mario Giordano

Alla fine qualcosa Franceschini la vince davvero: la palma del miglior comico dell’anno non gliela toglie nessuno. Ieri sera all’ora della minestrina, che per lui era già l’ora della zuppa, è comparso sui teleschermi per celebrare la vittoria del Pd e annunciare l’inizio del declino del centrodestra. Che è un po’ come se Napoleone avesse festeggiato trionfante l’esito della battaglia di Waterloo. O come se Marcello Lippi oggi rilasciasse un’intervista per commentare il lento declino calcistico del Brasile. Ognuno fa ridere come può: Berlusconi racconta storielle, il leggenDario per cercare di tenergli testa si trasforma direttamente in una barzelletta.

Guardiamo i numeri: si votava in 62 province. 50 le aveva il centrosinistra, 9 il centrodestra, 3 erano di nuova costituzione. Oggi il centrosinistra ne ha 28 e il centrodestra 34. A conti fatti, dunque, in questa tornata il centrodestra ha conquistato 25 province senza perderne neppure una, il centrosinistra ne ha perse 22 e si può consolare solo con la conquista della nuova amministrazione di Fermo. Fermo: un nome, un programma per un partito che da 15 anni non si muove dall’asse litigioso Veltroni-D’Alema.
Per quanto riguarda i capoluoghi di provincia: si votava in 30 città. Il centrosinistra ne aveva 25 e ora ne ha solo 16, il centrodestra ne aveva 5 e ora ne ha 14. Di fatto il centrosinistra non ha conquistato nemmeno un capoluogo di provincia e in compenso ne ha persi 9, fra cui alcune roccheforti storiche, come Prato, dove fino a qualche anno fa sarebbe stata usata la camicia di forza per chiunque del centrodestra avesse anche solo ipotizzato un possibile ballottaggio. Cadono anche città importanti come Caltanissetta soprattutto Cremona, dove l'ex canoista Oreste Perri colora d’azzurro Torrazzo e Torrone (sulla terza T stendiamo un pietoso velo per non incorrere nelle ire dei magistrati di Bari...).

Come fa Franceschini a parlare di vittoria? Chiamate un dottore: se questa è una vittoria, allora Cicciolina è vergine, e la D’Addario pure. La cavalcata del gossip non ha pagato, l’assalto alla mutanda bianca contro il premier neppure, l’apporto editorial-sovversivo di Repubblica meno ancora. La rincorsa a Di Pietro sull’onda dell’antiberlusconismo è diventata un boomerang per il sussiDario: oggi il Partito Democratico è praticamente espulso da tutto il Nord. Da Savona a Venezia, passando per Belluno e Cremona, il centrosinistra cede il passo e di fatto scompare: tolte le isole di Torino provincia e Padova città, l’intero settentrione, cuore pulsante e produttivo del Paese, è nelle mani del centrodestra.
«Gli elettori hanno punito Berlusconi», ha commentato con una certa faccia tosta l’ex ministro Fioroni. E meno male: se questa è la punizione, il premio che cos’è? La proclamazione del Cavaliere a zar della Padania?
La sconfitta a Milano, per altro, ha dimensioni più ampie di quelle che appaiono a prima vista e perciò deve bruciare particolarmente al Pd. Filippo Penati era l’uomo di punta, il leghista di sinistra, lo sceriffo democraticamente corretto. Era un possibile esempio da imitare, una strada da seguire. Invece non ce l’ha fatta: ha sperato fino all’ultimo di conservare la poltrona d’oro da cui distribuiva abbondanti dosi di brioche a tutti. Gli è andata male. E gli è andata male nonostante l’elevato astensionismo e nonostante il fatto che dalla provincia di Milano è stata staccata la Brianza, zona da sempre a maggioranza berlusconiana. In teoria il centrosinistra nella nuova provincia di Milano versione ristretta avrebbe dovuto vincere facile: l’hinterland della metropoli, popoloso e popolare, da Sesto San Giovanni a Cinisello Balsamo, una volta non avrebbe tradito il Pd... Ma in realtà è il Pd che ormai ha tradito i ceti popolari. E questo è evidente anche dal fatto che ormai vacillano le zone tradizionalmente rosse. La clamorosa sconfitta al comune di Prato, per esempio, dove la crisi e l’immigrazione mettono in difficoltà i ceti più umili, dà il quadro esatto di un partito di centrosinistra ormai incapace di parlare con la propria gente. Il Pd si è arroccato fra Emilia e Toscana, come dimostrano le mappe della nuova Italia amministrativa, sempre meno chiazzate di rosso; è diventato una specie di Lega dell’Appennino, un partito locale sull’asse Bologna-Firenze. Ma anche nella ridotta tosco-umbro-emiliana è in crisi, subisce smacchi grandi e piccoli, umiliazioni inaspettate, come quella di Sassuolo, in quella terra che una volta era più rossa del pomodoro, e che ora diventa berlusconian-padana, o come Orvieto, dove la sinistra è stata spodestata dopo 60 anni di ininterrotto governo.
Come è possibile che di fronte a una situazione del genere, Franceschini in condizioni di normale sobrietà e normale tasso di realismo alcolico, possa dichiararsi soddisfatto? È chiaro: il segretario Pd s’è affrettato a cantare vittoria, sperando di ripetere l’exploit delle europee, quando riuscì, nelle prime ore a far passare una caduta vertiginosa (sette punti percentuali in meno) come un successo. Ma i numeri sono numeri: -7 alle europee, -22 province e -9 capoluoghi di provincia. Non si scappa: per il centrosinistra ci sono tanti segni negativi in questo risultato che per farli sparire non basterebbe nemmeno Houdini.
Il leggenDario si rassegni: non è ancora all’altezza, anche se pure lui sta dimostrando di essere assai bravo a far sparire le cose. Come per esempio i voti e (se gli danno tempo) pure il Pd.

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Berlusconi risponde al Pd: Sconfitta?

Vorrei sempre perdere in questo modo




lunedì 30 marzo 2009

CONGRESSO FONDATIVO PDL

Discorso finale del Presidente Silvio Berlusconi


1/8


2/8


3/8


4/8


5/8


6/8


7/8


8/8

Si commuove il grande Brunetta



Inizia una nuova era con il Popolo della Libertà

mercoledì 4 marzo 2009

CROLLA IL PD... e nessuno piange !!!

IPR Marketing per il giornale La Repubblica



Osservatorio DIGIS SKY TG24


Li prendiamo con le pinze, come tutti i sondaggi elettorali... Ma è evidente che il cambio di leadership non ha giovato al Partito Democratico !!! Inutile attaccare Berlusconi, inutile attaccare la Lega... I cittadini vogliono programmi e risposte in linea con le loro aspettative !!!

IPR Marketing per il giornale La Repubblica



giovedì 19 febbraio 2009

PASSANTE DI MESTRE: APERTO IL CASELLO DI PREGANZIOL


L'appuntamento era alle 14 presso il nuovo casello di Preganziol. Ad attendere il Presidente Galan oltre ad un folto gruppo di giornalisti c'erano alcuni cittadini che per nulla al mondo si sarebbero persi una occasione del genere.


Per ingannare l'attesa i giornalisti intervistano tutte le Autorità presenti (l'Assessore Chisso, il Presidente Muraro, il Commissario Vernizzi etc...), compreso il nostro Sindaco uscente Franco Zanata che ancora non si capacita della velocità con cui è stato realizzato il Passante (...e se non era per i suoi alleati Verdi sarebbe stato aperto 9 mesi prima !!!).

Il Presidente Galan si fa aspettare (era a Roma per incontrare Colaninno della CAI e rendere l'aeroporto di Venezia uno dei sei grandi aeroporti italiani su cui si impernia tutto il traffico aereo) ed arriva con un'ora di ritardo.


Tutti i giornalisti lo circondano e lo riempiono di domande. Alcune erano interessanti (apre il casello, Passante, Aeroporto di Venezia etc...) altre un po' meno (Veltroni si è dimesso, cosa farà il PD, con quale segretario perderà le Europee, D'Alema aveva il mal di pancia, la Bindi era dall'estetista etc...)


Il casello apre e le prime auto cominciano ad usare uno degli snodi più importanti per il nostro territorio.


Da buoni Veneti non possiamo esimerci dal festeggiare con una fetta di soppressa e solo mezzo bicchiere di vino rosso (la Polizia ci osserva...)


Una bella giornata di cui non possiamo che ringraziare tutti coloro che hanno lavorato in tutti questi anni con passione. Primo tra tutti il paziente Commissario Vernizzi !!!

il Commissario Vernizzi

il Presidente Muraro

...ed alla fine (the last but not the least) il Nostro Presidente

il Presidente Galan

il Presidente Galan ed il nostro "fotografo" Davide

ATTO COSTITUTIVO POPOLO DELLA LIBERTA' DI PREGANZIOL

Con il presente atto si procede, come già noto alle Segreterie Provinciali di Forza Italia e AN, alla costituzione del Coordinamento Comunale di PREGANZIOL del POPOLO DELLA LIBERTA’.

La decisione di addivenire alla nascita del nuovo soggetto politico trova ragion d’essere nell’accoglimento dell’invito formulato dai vertici nazionali di procedere alla sua formazione, nell’opportunità di affrontare l’imminente appuntamento amministrativo della prossima primavera come soggetto unico, unito e coeso.

L’intesa fra le due forze politiche rappresentate è stata sviluppata sulla base delle indicazioni nazionali della Circolare Verdini – La Russa del 18 luglio 2008.

Premesso quanto sopra ed in forza della riunione congiunta tra il Direttivo di Forza Italia e di Alleanza Nazionale del 3 febbraio u.s., si procede alla formazione del Coordinamento di PREGANZIOL del PDL composto da n.° 11 membri con diritto di voto, guidato da un Coordinatore e da due vice Coordinatori, uno designato da Forza Italia e l’altro da AN. Il nuovo Coordinamento di Preganziol del PDL è la risultante del Coordinamento di Forza Italia nel numero di 7 esponenti e di 4 esponenti di Alleanza Nazionale. Faranno parte del coordinamento comunale senza diritto di voto tutti i consiglieri comunali tesserati in carica.

In attesa che vengano varate a livello nazionale regole più precise di disciplina interna si conviene che le decisioni all’interno del nascente PDL siano assunte a maggioranza semplice dei componenti presenti e spetti al Coordinatore la facoltà di riunire almeno una volta al mese il Coordinamento od ogni qualvolta ne ravvisi la necessità o ne faccia richiesta anche uno soltanto dei due vice Coordinatori, ovvero un terzo dei componenti, e ciò nel tempo più breve possibile e comunque non superiore a giorni 5.

La prima riunione del PDL sarà convocata dall’attuale Coordinatore di Forza Italia entro 10 giorni dalla sottoscrizione del presente atto, fermo restando che in questa fase costituente:
a)il Coordinatore comunale del PDL è sin d’ora indicato nella persona di Simone Tronchin;
b)il vice Coordinatore comunale spettante a Forza Italia per il PDL è sin d’ora indicato nella persona di Stefania Gardiman;
c)il vice Coordinatore comunale spettante ad Alleanza Nazionale per il PDL è sin d’ora indicato nella persona di Gianmarco Guizzo.

Il presente documento viene firmato dal Coordinatore Comunale di Forza Italia di Preganziol Simone Tronchin e dal Presidente del Circolo AN di Preganziol Gianmarco Guizzo in forza della riunione congiunta tra il Direttivo di Forza Italia e di Alleanza Nazionale del 3 febbraio u.s.


Preganziol, li 19/02/2009

I firmatari
Simone Tronchin
Gianmarco Guizzo

mercoledì 11 febbraio 2009

ELUANA ENGLARO: dov'è la Verità ?

BERLUSCONI: Rammarico che sia stata resa impossibile l'azione del governo per salvare Eluana

"E’ grande il rammarico che sia stata resa impossibile l’azione del governo per salvare una vita". Lo ha affermato il presidente Silvio Berlusconi, commentando la notizia della morte di Eluana Englaro. Il nostro premier ha espresso "profondo dolore".


PERA: Nel caso Englaro confusa la libertà individuale con l'arbitrio

Vi propongo l’intervento del senatore Marcello Pera, durante la discussione delle mozioni in materia di trattamenti di alimentazione ed idratazione, pronunciato al Senato il 10 febbraio 2009

Signor Presidente, onorevoli colleghi,
nell’esprimere il voto favorevole mio e del mio Gruppo alla mozione presentata dal senatore Gasparri e da altri sentori, farò anch’io riferimento all’articolo 32 della Costituzione, che è stato certamente il più citato. Non è l’unico articolo della Costituzione pertinente per decidere la questione che abbiamo al nostro esame, e anzi sono un po’ colpito che altri articoli non siano stati ricordati, ma è certamente un articolo rilevante.
Se si legge attentamente l’articolo 32 della Costituzione, ci si accorge che esso fissa tre punti: il primo è che esiste una libertà terapeutica di scegliere o di rifiutare le cure. Recita l’articolo 32: “Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario». Il secondo punto è che l’articolo 32 afferma che questa libertà terapeutica, di scegliere o non scegliere cure, può essere vincolata da una legge: «Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

È evidente perciò che una legge può consentire l’esercizio positivo della libertà di cura o di rifiuto della cura.
Vi è poi un terzo punto nell’articolo 32 che è importante quanto gli altri due: qualunque legge si voglia o si debba fare in ossequio all’articolo 32, qualunque legge sulla libertà di curarsi o sul rifiuto delle terapie, qualunque legge ha un limite; e la nostra Costituzione dà un nome, ripetutamente, a questo limite. L’articolo 32 chiama questo limite rispetto della persona umana; l’articolo 41 della Costituzione introduce un’altra espressione equipollente per nominarlo e parla di dignità umana; e poi c’è l’articolo 2, che è stato il più negletto di tutta la nostra discussione, anche da parte della pubblicistica, sull’argomento.
L’articolo 2, che rileggo per ricordarlo in primo luogo a me stesso, dice, dando il nome a quel limite invocato anche dall’articolo 32: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. Sono espressioni molto serie, sono espressioni molto gravi.

“Riconosce e garantisce» significa che la Repubblica non li crea questi diritti inviolabili dell’uomo, non li dispone, non li può approvare, non li può correggere. Sono diritti che esistono prima della Costituzione, sono diritti che esistono prima dell’esistenza di una comunità politica o statale, sono diritti che stanno lì e che la Costituzione, il Parlamento, la comunità politica, deve solo riconoscere, cioè prenderne atto, tutelarli e rispettarli. E sono inviolabili, cioè non negoziabili, non cedibili, non modificabili: sono diritti assoluti, preesistenti, legati all’uomo in quanto uomo. Ecco il nome proprio del limite fissato dall’articolo 32 della Costituzione.

Ora, la questione che qui si pone e che è stata dibattuta in questi giorni, in queste ore, e per tanto tempo anche, è se violare la vita di una persona, consentire ad una persona in stato terminale di porre termine ai suoi giorni, sia o no una violazione dei limiti posti dagli articoli 32 e 2 della Costituzione. Nel caso specifico il problema che si pone è se sottrarre alimentazione ad un paziente terminale sia o no violare quei limiti, con quel nome. Voi, molti di voi - mi riferisco ai colleghi della sinistra - avete detto: no, anche la vita è violabile, anche il diritto alla vita è disponibile quando la vita non è più vita e non ha più dignità di vita. Io credo che qui vi sbagliate: credo che dicendo così vi poniate fuori dall’articolo 32 e dall’articolo 2, perché quel paziente terminale, quel paziente in coma permanente, quel paziente che non ha più scientifiche e ragionevoli speranze di vita, quel paziente è ancora un uomo che ha la sua dignità, perché quel paziente che sta per lasciarci per sempre è una persona.

Quel paziente è un individuo che chiede la nostra attenzione, con cui noi soffriamo e al posto di cui noi esprimiamo sofferenze. Quel paziente è un individuo che chiede la nostra comprensione, la nostra solidarietà, la nostra pietà; è un paziente che instaura con noi una comunità, è perciò un uomo che, in quanto uomo per l’articolo 2 della Costituzione italiana, ha diritti inderogabili, inviolabili, noi non possiamo toccarli. Quei diritti non sono violabili e non li può violare né il paziente medesimo in qualunque momento della sua esistenza, né i suoi genitori, né la magistratura, né il Parlamento; sono inviolabili. Per questo motivo sottrarre alimentazione a un individuo in quelle condizioni significa violare un suo diritto che appunto è inviolabile.

Voi usate anche un altro argomento a cui ho prestato molta attenzione; voi dite che in realtà lasciar morire, e perciò violare, sia pure eccezionalmente, il diritto fondamentale di quell’individuo, in realtà è consentito perché così facendo si rende un tributo alla sua libertà individuale. È un argomento che ha svolto in quest’Aula in particolare il senatore Veronesi; la libertà individuale. Ho ascoltato l’intervento del senatore Bosone, che era palesemente in replica e di critica a quello del senatore Veronesi, e dico che si sbaglia anche su questo punto. Togliere l’alimentazione ad un paziente, sia pure quando quel paziente non ha più ragionevoli speranze di vita, significa togliere la vita... e togliere la vita significa togliere il presupposto della dignità; ma se significa togliere la dignità, allora lì c’è la violazione di un diritto che è inalienabile.

Mi chiedo quale concetto è mai quello che viene introdotto di libertà individuale. Cos’è questa libertà individuale che è garantita entro certi limiti dall’articolo 32? La libertà individuale vuol dire forse discrezionalità assoluta? La libertà individuale vuol dire arbitrio? La libertà individuale vuol dire licenza di fare di sé e degli altri ciò che si crede o la libertà individuale è sempre accompagnata dalla responsabilità?. Confondere la libertà individuale con l’arbitrio, con la licenza, significa passare dalla civiltà della ragione alla barbarie dell’egoismo.

Colleghi, queste sono le ragioni che trovo nell’articolo 2, nell’articolo 32 e nell’articolo 41 della nostra Costituzione per dire che non possiamo sottrarre alimentazione a chi sta per lasciarci. Non ho introdotto alcun argomento religioso; non ce n’è bisogno. Non ho nemmeno introdotto alcun riferimento alla Chiesa cattolica, né ho fatto - come ha cercato di fare questa mattina il senatore Ichino - opera di maestro nei confronti della Chiesa cattolica inducendola ad essere meglio Chiesa cattolica. Non ho usato nessuno di questi argomenti.

Per i laici autentici, per quanto riguarda la religione, basta la religione dell’articolo 2 della Costituzione; è sufficiente per prendere le nostre decisioni. È la religione di quell’articolo 2 che stabilisce che siamo tutti uguali in dignità, abbiamo tutti gli stessi diritti fondamentali rispetto a quella dignità. C’è stato un tempo, cari amici, che i laici non avevano timore di dare un nome alla religione dell’articolo 2 della Costituzione; avevano il coraggio di darlo quel nome. La religione dell’articolo 2 della Costituzione è la religione cristiana.
Oggi molti laici lo hanno dimenticato, oggi molti laici credono che questa religione sia di ostacolo, credono che l’interprete di questa religione, cioè la Chiesa cattolica, sia di impedimento o interferisca, credono che senza quella religione noi saremmo più liberi, renderemmo più omaggio alla libertà individuale.

È un altro grave errore. I laici hanno bisogno, per decidere su argomenti come questi, della religione dell’articolo 2. Sanno da dove viene quella religione dell’articolo 2, ne sono fieri, sono disposti a testimoniarla e a difenderla. Altri laici, invece, affievoliscono la consapevolezza della religione dell’articolo 2 (il senatore Ichino parlava di una generica tradizione biblica), oppure ritengono la religione cristiana un ostacolo. Noi pensiamo diversamente, non abbiamo bisogno di nessun ammaestramento di nessun magistero, la Costituzione ci dà i parametri giuridici e culturali sufficienti per prendere le nostre decisioni.
Chi volesse decidere diversamente sarebbe non soltanto contro agli articoli 2, 32, 41 della Costituzione e gli altri analoghi, ma sarebbe anche contro la pietà che si deve a tutti quanti i membri dell’umano consorzio.

lunedì 28 luglio 2008

BRUNETTA: Calano le assenze per malattia

"Se tutto andrà bene, entro la fine dell’anno avremo cambiato i comportamenti opportunistici dei fannulloni". Lo ha sottolineato il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, intervistato da Sky Tg24. "Dal primo dossier preparato dai miei uffici risulta che a maggio del 2008 rispetto allo stesso mese del 2007 vi e’ stato un calo del 10% delle assenze per malattia e a giugno di quest’anno rispetto a quello passato la diminuzione è del 20%. Tutto senza nuove norme perché la mia circolare esplicativa sulle assenze per malattia è di meta’ luglio". Quindi, molto probabilmente, a settembre, quando produrrò mensilmente questo dossier, ci saranno anche i risultati con le regole cambiate, che sono più restrittive e ne vedremo delle belle. Molto probabilmente avremo delle ulteriori riduzioni, spero del 30-40%".

In un Paese normale si griderebbe allo scandalo, da noi ci si rallegra che i furbi facciano meno i furbi...

venerdì 25 luglio 2008

Ghedini: sarebbe opportuno che Magistrati milanesi e stampa si scusassero

"La Corte di Cassazione Spagnola si e' definitivamente pronunciata sulla vicenda Telecinco confermando la piena assoluzione di tutti gli interessati e la totale insussistenza dei fatti contestati. Sono cosi' terminati oltre 10 anni di processo che era stato avviato dalla Procura di Milano con l'invio degli atti e con l'indicazione delle asserite condotte antigiuridiche ai colleghi spagnoli.
Si chiude quindi un altro processo, l'ennesimo avviato, ancorche' indirettamente dalla Procura Milanese, con il pieno riconoscimento della assoluta correttezza d'agire di Silvio Berlusconi e del Management Fininvest. Sarebbe opportuno che i Magistrati Milanesi e tutta la stampa italiana, che per anni ha utilizzato questo processo contro Silvio Berlusconi, ne prendessero atto e finalmente si scusassero per il loro agire".